La Parrocchia Santa Maria Maggiore, nella Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina si trova nel comune di Petilia Policastro, dove sono presenti sei parrocchie 3 nelle frazioni (B.V. del Carmelo, S. Antonio da Padova, San Giusepppe Operaio) e tre nel Capoluogo (San Nicola Pontefice, SS. Annunziata e Santa Maria Maggiore). E’ la parrocchia più antica della città di Petilia Policastro. Di essa le prime testimonianze scritte risalgono al 1418: in quell’anno,in seguito alla morte del parroco Don Antonio Bumbaca, la parrocchia viene affidata alla cura pastorale dell’Abate dell’Abazia di S. Angelo de Frigillo (Mesoraca). A partire dagli anni 70 è diventata la parrocchia più popolosa del capoluogo a causa dell’abbandono del centro storico e della nuova urbanizzazione in siti che ricadono nel territorio parrocchiale. Da alcuni anni condivide la vita pastorale con la Parrocchia della SS. Annunziata. Nel territorio parrocchiale ricade la Chiesa di S. Antonio (accanto al Camposanto) e la Chiesa di Gesù Risorto, consacrata nel dicembre del 2007.

Ho conosciuto monsignor Domenico Graziani anzitutto come maestro. È stato per me un indimenticabile professore di teologia dogmatica negli anni della formazione: rigoroso nel pensiero, appassionato nel trasmettere il gusto della ricerca, capace di aprire orizzonti più che di offrire risposte preconfezionate. Con lui ho imparato che la teologia non è un esercizio astratto, ma un servizio all’uomo e alla sua sete di senso.
Quando divenne vescovo di Crotone-Santa Severina, mi volle accanto a sé in diversi servizi ecclesiali e, in seguito, mi chiamò a svolgere il compito di vicario generale. Fu per me un segno di grande fiducia, vissuto sempre in un clima di dialogo e di rispetto. Nel lavoro quotidiano ho potuto conoscere più da vicino il suo modo di essere pastore: discreto, riflessivo, ma fermo nelle convinzioni maturate nella preghiera e nello studio.
L’eredità che mons. Graziani lascia alla Chiesa crotonese può essere riassunta in quella che lui stesso avrebbe definito un umanesimo integrale. Con le sue scelte ha ricordato che «non di solo pane vive l’uomo» e che la dimensione spirituale della persona ha bisogno di essere nutrita con intelligenza e profondità. Per questo ha sempre creduto nell’importanza di investire in cultura. Amava dire, durante le lezioni, che anche chi si professa ateo è spesso, in realtà, un autentico cercatore di Dio: un’affermazione che rivelava il suo sguardo fiducioso sull’uomo e sulla presenza silenziosa di Dio nella storia.
Questo sguardo ha orientato anche alcune scelte significative del suo episcopato: l’apertura della Scuola paritaria “Benedetto XVI”, l’attivazione di corsi universitari in collaborazione con la LUMSA nei locali della diocesi, e la tenace prosecuzione del cammino verso un Progetto pastorale unitario, capace di sostenere un serio processo di maturazione ecclesiale e di coscientizzazione del popolo di Dio.
Mons. Graziani è stato un fine teologo, ma soprattutto un uomo buono. La sua bontà non era mai ostentata: si manifestava in una profonda attenzione alla persona, nell’ascolto paziente, nella disponibilità a farsi carico, per quanto possibile, delle difficoltà di chi incontrava. Era convinto che Dio abiti il cuore di ogni uomo, al di là di ogni apparenza, e questa convinzione rendeva il suo tratto umano e il suo ministero autenticamente evangelici.
Buona parte del clero diocesano lo ha avuto come professore e formatore e ne conserva un ricordo riconoscente. Come accade nella vita di ogni comunità, anche il suo ministero episcopale ha conosciuto dinamiche complesse e scelte talvolta faticose; ma credo che, nel cuore dei fedeli, resti soprattutto l’immagine di un prete semplice e colto, capace di amicizia sincera e di una prossimità mai invadente.
Se dovessi ricordare un segno concreto della sua umanità, non indicherei un episodio particolare, ma uno stile: nel silenzio faceva sempre tutto ciò che era nelle sue possibilità per rispondere a una richiesta di aiuto. È forse questo il tratto che più di ogni altro ne custodisce la memoria: una bontà vissuta senza clamore, come servizio quotidiano, fedele e nascosto.

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